Agenda

  
D L M M G V S
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31

“A tutti gli uomini liberi e forti,
che in questa grave ora
sentono alto il dovere
di cooperare ai fini supremi della Patria,
senza pregiudizi né preconcetti,
facciamo appello perchè,
uniti insieme,
propugnino nella loro interezza
gli ideali di giustizia e di libertà”
Luigi Sturzo

I professionisti.

PROGRAMMA DI GOVERNO 

 

Con i professionisti italiani più forti e competitivi 

 

Dopo molti anni di lavori intensi e contrapposizioni spesso laceranti, con il 

governo Monti è arrivata una buona riforma delle professioni. Moderna, 

ragionevole, europea, né iperliberista, né conservatrice. Ordini e Collegi 

riformati, nuove professioni riconosciute su base associativa. 

 

Nell’economia della conoscenza e dei servizi, nell’epoca del capitalismo 

intellettuale e della sussidiarietà, le professioni che si trasformano sono 

essenziali. 

 

Quattro milioni di “lavoratori della conoscenza”, due organizzati in ordini e 

collegi riformati, l’altra metà nelle nuove professioni “non regolamentate”, 

il 12% del PIL, mercati del lavoro decisivi per la competitività, la coesione 

sociale e il futuro dei giovani. 

 

Mercati con proprie regole ed esigenze per favorire qualità e 

responsabilità, motore della sussidiarietà, della semplificazione, 

dell’internazionalizzazione. 

 

Ora occorre attuare bene le riforme: 

 

• 

sviluppo della concorrenza; 

• 

sviluppo delle società professionali, con socio di capitale non 

superiore a un terzo; 

• 

più garanzie per imprese e cittadini, con l’obbligo di 

assicurazione e della formazione permanente; 

• 

più responsabilità, separando il sistema di disciplina dai consigli 

degli ordini; 

• 

favorire l’accesso dei giovani, con la riduzione del tirocinio. 

Le professioni italiane possono rivendicare a testa alta il loro ruolo sociale 

perché concorrono in modo decisivo alle reti del sapere diffuso, 

all’affermazione dei diritti, agli incarichi di pubblico servizio. Ma anche 

perché le professioni italiane si sono fatte carico di un serio processo 

riformatore che ora le porta ad essere ai primi posti in Europa tra le 

professioni liberali. 

 

 

Ma la crisi non risparmia nessuno e occorrono misure per le professioni. 

 

Il forte rallentamento dell’economia ha duramente colpito il fatturato degli 

studi professionali, da un lato, si è drasticamente ridotto il volume degli 

affari e le conseguenti richieste di servizi professionali, perché non 

dimentichiamo che se le aziende soffrono e riducono gli organici, i 

professionisti che le assistono ne subiscono di riflesso le drammatiche 

conseguenze. Dall’altro lato, si dilazionano a dismisura i pagamenti da 

parte della pubblica amministrazione per i servizi professionali già resi o 

in essere. Una miscela esplosiva che ha messo in difficoltà buona parte 

dei professionisti italiani. 

 

Occorre invece comprendere che le professioni, nella larga maggioranza, 

sono parte di quel ceto medio che la crisi spinge verso nuove difficoltà e 

soglie di povertà. 

 

Continueremo a batterci per le proposte che abbiamo già presentato in 

parlamento: deducibilità dell’IRAP per i professionisti così come richiesto 

dall’Unione Europea; estensione ai professionisti dei regimi di 

finanziamenti delle agevolazioni e degli interventi di garanzia (legge n. 

2/2009) previsti per le PMI; consentire che i crediti non riscossi dalla 

Pubblica Amministrazione siano utilizzabili nei confronti delle banche 

come garanzie di prestiti a tassi agevolati; sostenere le rappresentanze 

dei mondi professionali a offrirsi come garanzia per la stipula di accordi 

con le banche, con Confidi e altre organizzazioni di sostegno delle PMI 

per agevolare la concessione di crediti ai professionisti; eliminare la 

doppia tassazione dei redditi delle Casse di Previdenza. 

 

Con l’approvazione il 19 dicembre 2012 della nuova legge sulle 

“professioni non organizzate” si è compiuto lo storico riconoscimento del 

“secondo pilastro”: accanto ad ordini e collegi riformati, il mondo delle 

associazioni ora riconosciute delle nuove professioni. 

 

L’Italia ha ora un sistema avanzato in Europa che garantisce meglio 

concorrenza, competitività, qualità e responsabilità. 

 

Si può e si deve andare avanti, riconquistare quote di mercato, sviluppare 

le società professionali e la previdenza, sostenere i più giovani, anche 

attraverso l’equo compenso. 

 

È questo il lavoro e l’impegno dell’U.D.C. 

 

Condividi su

Segui Rampinelli anche su: